«Deh, resta! Deh, senti!»

Dalla Didone Abbandonata

Autore
Baldassarre Galuppi
Testo di
Pietro Metastasio
Prima
Modena, 1741
2Galuppi
2Galuppi

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Note

La Didone abbandonata è un libretto d'opera di enorme successo scritto da Pietro Metastasio nel 1724, basato sulla vicenda di Didone ed Enea narrata da Virgilio nell’Eneide. Il soggetto era già stato al centro, nel 1689, di uno dei più celebri lavori del compositore britannico Henry Purcell (1659-1695), Dido and Aeneas, su testo del grande drammaturgo Nahum Tate (1652-1715). Il lavoro di Metastasio fu musicato per la prima volta da Domenico Sarro, per il Teatro San Carlo di Napoli nel 1724. Il libretto, il primo a incarnare le idee della riforma drammatica di Metastasio, ebbe un grandissimo successo, e fu musicato da molti altri compositori (un elenco è disponibile su Wikipedia). Baldassarre Galuppi scrisse una sua versione per Modena, nel 1741. Negli stessi anni il testo fu musicato, tra gli altri, da Johann Adolf Hasse, Niccolò Jommelli, Giuseppe Bonno, Tommaso Traetta, Antonio Sacchini, Niccolò Piccinni, Pasquale Anfossi, Gaetano Andreozzi, Pietro Alessandro Guglielmi, Giuseppe Gazzaniga, Luigi Cherubini, Giovanni Paisiello, Ferdinando Paër, Saverio Mercadante. Il soggetto classico ha ispirato numerosi altri lavori per tutto il Settecento, tra i quali L’arrivo di Enea nel Lazio, che musicò proprio Baldassarre Galuppi per l'arrivo in Toscana del granduca Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena nel 1765, e non ha cessato di affascinare, come abbiamo visto, fino a Ottocento inoltrato. Il più grande lavoro teatrale di Hector Berlioz, Les Troyens, ha al centro della seconda parte (intitolata Les Troyens à Carthage) esattamente la storia d’amore tra Didone ed Enea. Pistoia ospitò la Didone di Metastasio in una versione con musica anonima (forse di Andrea Bernasconi) nel 1740, mentre a Firenze il soggetto della Didone è spesso presente negli allestimenti tra il 1752 e il 1795, con musica di diversi autori. Alla British Library di Londra c’è un'aria della versione di Galuppi che attesta una rappresentazione a Livorno nel 1758.

Organico

2 Soprani, Tenore, 2 Oboi, 2 Corni, 2 Violini, Viola, Basso continuo

Lo Sapevi che...

Sul terzetto una mano sconosciuta ha apposto la sigla «Cluck» in alto, forse volendo indicare, con grafia errata, che la composizione era di Christoph Willibald Gluck. La catalogatrice Hiroko Kishimoto, nel 1989, ha ritenuto tale scritta inattendibile e ha segnato il terzetto come anonimo, al numero 45 del suo catalogo. Controllando su nuovi inventari e repertori, infatti, non si è trovato un titolo simile nelle composizioni di Gluck, ma fonti come il RISM svizzero ci hanno permesso di scoprire che il terzetto del Venturi è identico a quello che Baldassare Galuppi ha scritto per la sua Didone abbandonata.

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Baldassarre Galuppi «Deh, resta! Deh, senti!» - Partitura

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