Charles Antoine Campion

Carlo Antonio Campioni

Nome
Charles Antoine Campion
Nascita
Lunéville, 16 novembre 1720
Morte
Firenze, 12 aprile 1788
Attivita'
Compositore
Wiki
http://it.wikipedia.org/wiki/Charles-Antoine_Campion
Charles Antoine Campion-min
Charles Antoine Campion-min

I suoi genitori erano al servizio della casata lorenese, e quando questa ereditò il Granducato di Toscana, nel 1737, si trasferì assieme a tutta la corte a Firenze. In contatto con Giuseppe Tartini (da cui prese certamente lezioni) e Padre Martini (che lo contagiò con l’interesse per la musica antica), durante la Reggenza (il periodo in cui il Granduca Francesco Stefano, contemporaneamente anche Imperatore d’Austria, lasciò il governo toscano ai viceré) partecipò alla penetrazione dei lorenesi nei posti chiave del governo toscano, prima come Kapellmeister a Livorno, poi come maestro della cappella unificata del Granducato, che sommava in sé le precedenti cappelle del Duomo e del Battistero. Molto ben voluto dal nuovo Granduca Pietro Leopoldo, si fece un nome grazie alla sua collezione di musiche antiche (ammirata dai viaggiatori stranieri come Charles Burney) e alle composizioni stampate sotto la sua stessa supervisione a Parigi e Amsterdam, che ebbero tra gli ammiratori il patriota americano Thomas Jefferson, suo grande fan e diffusore della sua musica nel Nuovo Mondo. Nel 1770 conobbe il giovane Mozart in visita in Italia. I suoi successi suscitarono le gelosie di altri cortigiani con mansioni simili: il marchese Eugène de Ligniville, addetto alle esecuzioni musicali più complesse col titolo di Sovrintendente della Real Cappella, intraprese con lui una diatriba lunga oltre quattro anni, accusandolo di essere incapace nell’arte del contrappunto. Per difendersi, Campion scrisse un trattato sull’argomento e riuscì a farsi spalleggiare da Padre Martini (che però ebbe parole benevole anche per Ligniville). Per la cappella di corte, e per altri nobili, scrisse molti lavori sacri (spesso per occasioni inerenti alla vita degli Asburgo-Lorena e dei vassalli, come matrimoni, nascite e lutti), oltre a un buon numero di pezzi per clavicembalo e archi (questi ultimi furono i lavori preferiti da Jefferson), contraddistinti da un acceso stile cromatico, sul solco degli insegnamenti di Tartini.