Giuseppe Cambini

Nome
Giuseppe Cambini
Nascita
Livorno, 13 febbraio 1746
Morte
Parigi, 29 dicembre 1825
Attivita'
Compositore e Violinista
Wiki
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Cambini
Giuseppe Cambini
Giuseppe Cambini

Su di lui è difficile distinguere la realtà dalla leggenda. Potrebbe aver avuto i primi rudimenti musicali da Padre Martini, e potrebbe aver imparato il violino da Filippo Manfredi in Toscana. Una leggenda risalente agli anni ’60 dell’Ottocento lo vuole rapito dai pirati mentre, via mare, tornava a Livorno da Napoli, dove aveva rappresentato senza successo il suo primo lavoro teatrale nel 1766: una storia così “romantica” da suscitare più di un dubbio sulla sua veridicità. Lui stesso, nel 1804, disse di aver suonato la viola in una formazione composta con Luigi Boccherini, Pietro Nardini e Filippo Manfredi, ovvero il Quartetto Toscano. Nell’Ottocento si identificò questo gruppo come il primo quartetto d’archi della storia, e il mito del quartetto nato da soli artisti toscani attecchì moltissimo nell’immaginario musicale del primo Novecento. Oggi studi comparati delle vite degli artisti nominati da Cambini hanno dimostrato una loro possibile frequentazione tra il 1766 e il 1767, ma niente di più. Le prime notizie certe che si hanno su di lui riguardano il trasferimento a Parigi, intorno al 1770. Rimase in Francia più di 20 anni, diventando un campione dello stile galante parigino, e il più prolifico autore di sinfonie concertanti. Certamente la nobiltà e la borghesia parigine lo adorarono, visto che gli editori cittadini dettero alle stampe più di 600 sue composizioni. Quando Mozart cercò di sfondare a Parigi, nel 1778, lo trovò una presenza ingombrante, capace di dettar legge nelle più prestigiose istituzioni concertistiche, e ne fu molto geloso. Il successo strumentale però non accontentava le sue vere ambizioni, che erano quelle di sfondare come operista, e nonostante i suoi titoli teatrali abbiano guadagnato la stima di Gluck, le sue opere liriche non ebbero mai un enorme successo. Ebbe più fortuna come manager di due teatri (il Beaujolais e il Louvois), e riuscì a garantire una programmazione operistica anche nei turbinosi anni della Rivoluzione. Intanto lo stile classico viennese (quello di Haydn, Mozart e Pichl) attecchì anche in Francia, facendo scadere le sue composizioni nel fuori moda. Cercò di adeguarsi al nuovo stile, ma sulla creatività prevalse la Storia: durante la Rivoluzione e il Terrore scrisse molti inni per la Repubblica francese, insegnò a chiunque violino, canto e composizione, si mise al servizio di un ricco armaiolo che gli commissionò più di 100 quartetti, arrangiò arie d'opera di altri autori, collaborò con gli editori fornendo traduzioni ed elaborazioni di metodi (ne scrisse uno per flauto), e con le riviste scrivendo vari articoli musicali. La sua morte è avvolta nel mistero e dal 1811 cessa ogni documento che lo riguarda. Alcuni biografi ottocenteschi, forse riprendendo le iperboli elargite da Cambini sulla sua giovinezza, parlano di un tragico ricovero nel manicomio di Bicêtre (quello dove era rinchiuso anche il Marchese de Sade) dove trovò la morte nel 1825, ma è più probabile che sia morto sconosciuto e senza un soldo in Olanda, nel 1818.